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ANTONIO LIGABUE “TRA GENIALITA’, TALENTO E FOLLIA” LA GRANDE MOSTRA DELL’ESTATE SAMMARINESE A PALAZZO SUMS

REPUBBLICA DI SAN MARINO. Da sabato 8 giugno a domenica 29 settembre 2019 nelle sale espositive di Palazzo S.U.M.S. di Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino, si terrà una importante mostra monografica su Antonio Ligabue (Zurigo 1899 – Gualtieri 1965). Nelle sale verranno esposte 50 opere, provenienti da collezioni private, tra cui 5 dipinti mai presentati al pubblico.
Un evento prestigioso che contribuisce a incrementare l’offerta culturale e turistica della Repubblica di San Marino.
“Antonio Ligabue tra genialità, talento e follia”
vuole essere un percorso attraverso la vita e l’arte di Antonio Ligabue, un’esistenza dominata dalla solitudine, dall’emarginazione, riscattata solo da uno sconfinato amore per la pittura. Un racconto biografico e artistico che si snoda attraverso i temi principali entro i quali si sviluppa l’universo creativo del pittore.
A partire da questo binomio, fatto di sofferenza e di creatività, possiamo descrivere l’esperienza esistenziale ed artistica di Antonio Ligabue, una delle personalità più interessanti dell’arte del Novecento, le cui opere diventano la fondazione di un modello liberatorio che ripara le ferite, le violenze e i soprusi della vita.
L’esposizione, voluta dalla Repubblica di San Marino, curata da Francesca Villanti e Francesco Negri, è organizzata e prodotta da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, con la direzione generale di Alessandro Nicosia; con il contributo di Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino e la partecipazione della Fondazione Museo Antonio Ligabue e del Comune di Gualtieri (RE).
Le opere in mostra rivisitano l’intero percorso di Ligabue, dalla fine degli anni Venti ai primi anni Sessanta, presentandone, secondo due filoni che s’intrecciano nell’allestimento espositivo, lo sviluppo cronologico (suddiviso in tre periodi, sulla base dello schema interpretativo messo a punto da Sergio Negri) e lo scavo nei motivi cui si dedicò: gli autoritratti, un capitolo di amarissima poesia, nel quale Ligabue impietosamente racconta il suo volto, rivelando attraverso una liturgia di immagini sempre uguali i tratti della sua anima, ma con la costante riaffermazione del suo valore e della sua identità d’artista: “Io sono un grande artista. Quando sarò morto i miei quadri costeranno tanto!”; gli animali esotici e feroci, impegnati in una perenne contesa per la loro sopravvivenza, ma anche quelli vicini all’uomo nella vita domestica; i paesaggi agresti, un intrecciarsi dei ricordi mai sopiti dei paesini incantati della Svizzera con i campi padani.
L’asprezza espressionista del pittore di Gualtieri penetra nelle nostre anime attraverso il convulso e ardente procedimento creativo, il colore vissuto sulla tela nutre la fantasia degli spettatori, con i paesaggi, le fiere, gli intensi autoritratti, dipinge l’esperienza originaria dell’uomo. L’arte di Ligabue porta in sé la visione di una forza interiore, alla dimensione della memoria, agli stimoli della quotidianità. “Ligabue non può non sorprendere, non sgomentare, e non convincere con lo spettacolo sbalorditivo di questa sua tenebrosa violenza e magica perizia di pittore” scriveva già nel 1961 Giancarlo Vigorelli, nella presentazione della mostra alla Galleria Barcaccia.
Un’esposizione interamente dedicata al genio tormentato, originario della Svizzera tedesca, ma che a Gualtieri – sulle rive del Po – visse fino alla morte dopo essere stato espulso dal Paese natale nel 1919. Autodidatta, grazie a una visionarietà e a una capacità di trasfigurazione straordinarie, raggiunse quella dimensione pittorica di espressionista tragico, profondamente umana e intrisa di una sensibilità viscerale che gli valsero la conquista di una propria identità e, dopo fatiche e ostracismi, i riconoscimenti da parte di appassionati e di storici dell’arte.
Lungo il sentiero solitario della sua arte trovò il riscatto dalla penombra in cui la diversità l’aveva relegato, fino ad attirare l’attenzione della critica neorealista quando ancora era in vita.

Antonio Ligabue. Note biografiche

Antonio Ligabue nasce nel 1899 a Zurigo e muore il 27 maggio 1965 a Gualtieri, dove era approdato il 9 agosto 1919, espulso dalla Svizzera, dopo un’infanzia e un’adolescenza segnate dall’emarginazione (a soli nove mesi di età fu affidato dalla madre a un’altra famiglia) e dall’insofferenza verso il mondo che lo circondava. A scuola, tuttavia, già si erano rivelati la sua passione e il suo talento per il disegno. A Gualtieri la sua vita resta durissima, soprattutto nei primi anni, in cui, per riuscire a vivere, fa lo scariolante sulle rive del Po. Inizia a dipingere alla fine degli anni Venti, apprezzato da rari estimatori, tra i quali Marino Mazzacurati. Nel 1955 tiene la prima mostra personale a Gonzaga, in occasione della Fiera millenaria, organizzata da Cesare Parmiggiani; nel 1961 un’esposizione a Roma, alla Galleria La Barcaccia, ne segna la consacrazione nazionale (“il caso Ligabue”), dopo un’intensa attività artistica, spesso incompresa e addirittura derisa, che nel tempo susciterà tuttavia l’ammirazione e l’interesse di collezionisti, critici e storici dell’arte. Tra le antologiche più recenti, si ricorda quella, con quasi duecento opere, tenuta nel 2005 a Palazzo Magnani di Reggio Emilia e a Palazzo Bentivoglio di Gualtieri, in occasione del quarantesimo anniversario della sua scomparsa.